Il cuore nero dell’Italia: la vexata quaestio dell’apologia del fascismo

· Vittorio Prada ·


PID: http://hdl.handle.net/21.11108/0000-0007-CA8F-5

Il 25 aprile 1995, in occasione di un simposio organizzato dai dipartimenti d’italiano e francese della Columbia University, per celebrare il 50° anniversario della liberazione dell’Europa, Umberto Eco tenne una conferenza incentrata sul tema dell’antifascismo che incoraggiava una riflessione su problemi d’attualità in diversi paesi. Nel suo inter­vento, che è stato in seguito tradotto da giornali e riviste in numerose lingue, Eco metteva in guardia gli studenti uditori affermando che il fascismo non era da considera­re soltanto come un evento storico circoscritto al XX secolo, ma piuttosto come uno spettro con cui la società contemporanea deve fare costantemente i conti e che si deve essere sempre pronti a fronteggiare.

Nel tentativo di arginare possibili rigurgiti fascisti in seno alla società italiana, fu­rono varate nel secolo scorso due apposite leggi: la Legge Scelba nel 1952 e la Legge Mancino nel 1993, che definiscono in modo apparentemente molto chiaro le sanzioni in cui incorre chi viola la norma, come il carcere, la confisca dei beni o ingenti pene pe­cuniarie. Ciononostante, la cronaca nazionale riferisce con frequenza allarmante di epi­so­di che vedono comuni cittadini aggirare o violare apertamente i dettami stabiliti dalle autorità, senza per questo essere perseguiti dalla giustizia.

La legge n. 642 del 1952, che realizzava le disposizioni della XII norma transitoria e finale della Costituzione e prendeva il nome dal Ministro dell’Interno Mario Scelba, in carica all’epoca, prevedeva il carcere per chi si fosse impegnato nella riorganizzazione del partito fascista o avesse commesso apologia di fascismo:

Ai fini della XII disposizione transitoria e finale […] della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione o un movimento persegue finalità antidemocrati­che proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la de­mocrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivol­ge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principii, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.1

Tale legge, promulgata allo scopo di arginare una crescita incontrollata della destra, pa­ventata dalla Democrazia Cristiana, fu inizialmente contestata in maniera trasversale dalle opposizioni e indignò illustri giuristi perché discriminava palesemente una parte degli italiani. La Legge Scelba fu osteggiata persino dal Partito Comunista, il quale temeva che gli elettori del Movimento Sociale Italiano (il partito neofascista fondato nel 1946 da alcuni ex notabili del regime di Mussolini e da reduci della Repubblica Sociale Italiana), qualora fosse stato messo al bando il loro partito, avrebbero finito per votare e dunque rafforzare i principali rivali democristiani.

Gli storici sostengono che nonostante fosse stata approvata una legge dello Stato che possedeva tutti gli strumenti per eliminare una presenza antisistemica di estrema destra, come quella incarnata dal MSI, la legittimità del partito non fu di fatto, anche se paradossalmente, mai posta in discussione. La messa fuori legge del Movimento Socia­le Italiano, che all’epoca stava conquistando grandi comuni e godeva di ampi consensi, soprattutto nelle regioni del Meridione, non era d’altronde più praticabile, in quanto avrebbe innescato un pericoloso conflitto civile e si decise pertanto di soprassedere.2

Antifascista fin dagli anni Venti, come ministro dell’Interno Scelba fu il promotore della legge con­tro la ricostituzione del disciolto Partito fascista. Eppure, nel 1961, respinse la proposta di mettere fuori legge il Movimento sociale italiano, sostenendo che il giudizio sulla sua identità ideologica e politica poteva essere formulato solo da un organo al di sopra delle parti, come la magistratura.3

Il Movimento Sociale Italiano era legato storicamente all’ideologia e all’esperienza poli­tica del fascismo. Gli appartenenti al MSI, a lungo guidato da Giorgio Almirante4, erano convinti nazionalisti che avversavano il tradizionale sistema partitico (definito ‹partito­crazia›), ed erano profondamente anticomunisti, con simpatie monarchiche. Tra gli esponenti del MSI non mancavano inoltre elementi eversivi. Negli anni Settanta alcuni ‹missini› furono infatti coinvolti nella cosiddetta «strategia della tensione»5. Dalla fine della Seconda guerra mondiale al 1995, anno in cui si sciolse la formazione politica in seguito alla confluenza dei suoi militanti e dirigenti in Alleanza Nazionale, il MSI rap­presentò dunque il partito di riferimento per i neofascisti.

Nel 1997 nasce Forza Nuova, una formazione politica in grado di veicolare l’ideologia di estrema destra tra le giovani generazioni, che verrà affiancata negli anni immedia­tamente successivi da CasaPound Italia.6 CasaPound, nata a Roma nel 2003 come asso­ciazione culturale, ispirata al poeta e critico statunitense Ezra Pound7, si è ormai con­solidata come il simbolo del movimentismo della destra radicale. Può contare oggi su migliaia di tesserati ed è ben organizzata e piuttosto radicata sul territorio con numero­se sedi sparse in tutta Italia, nonostante la sua roccaforte resti il Lazio. CasaPound, a cui fanno capo pub, associazioni sportive, librerie, una web radio dal nome Radio Ban­diera Nera, una web tv e un mensile, può inoltre vantare ormai una forte rappresen­tanza nei licei e nelle università con il movimento Blocco studentesco.8 Per fronteggiare carovita e usura e porre un freno all’emergenza abitativa in atto in Italia, CasaPound propone il «Mutuo sociale»9 e si batte per il recupero di spazi sociali abbandonati. Pro­muove inoltre iniziative di solidarietà nelle periferie a favore di senzacasa, nuovi poveri e anziani, a patto che siano tutti rigorosamente italiani. Gli esponenti dell’organizza­zione criticano apertamente le grandi banche, i poteri forti, le multinazionali e le lobby finanziarie, in cui individuano i principali mali della società contemporanea e si op­pongono con forza alle politiche governative di accoglienza nella gestione dei flussi di immigrati.

Tra le priorità di CasaPound vi è l’abbandono immediato dell’Euro da parte dell’Ita­lia e l’introduzione di una nuova moneta sovrana italiana. Per ricreare una «nazione libera, forte e di nuovo grande», si pretende l’uscita unilaterale dall’Unione Europea, rea di essere un’arma in mano a gruppi finanziari sovranazionali che operano per la distruzione dell’identità e dell’economia italiana. Oltre alla cancellazione di tutti i trat­tati europei in vigore, CasaPound prevede il potenziamento del settore armi e difesa, il ripristino della leva obbligatoria per uomini e donne, la smobilitazione di tutte le basi militari straniere presenti sul territorio italiano e il ritorno alla geopolitica perseguita negli anni Trenta. CasaPound auspica uno Stato sociale che privilegi i cittadini italiani a scapito di stranieri e minoranze etniche. Alla voce «Stop immigrazione, no ius soli, rimpatrio», che corrisponde al terzo dei complessivi 16 punti indicati nel programma politico 2018 di CasaPound, si promette di contrastare «i gironi infernali della società multirazzista» attraverso il blocco totale dei flussi migratori fino all’avvenuto rimpa­trio di tutti gli stranieri che si trovano in Italia illegalmente o che non possiedono lavo­ro e mezzi propri di sostentamento.10 CasaPound si batte inoltre contro la prospettata introduzione dello ius soli, ovvero il diritto di cittadinanza acquisito per il semplice fat­to di essere nati in Italia, indipendentemente dalla cittadinanza posseduta dai genitori, e la naturalizzazione dei cittadini di nazionalità straniera.11 Nonostante abbiano impe­dito l’apertura di due centri di accoglienza a Roma, i tesserati di CasaPound rigettano con forza l’accusa di xenofobia. Essi sostengono che i popoli in difficoltà vadano aiutati nel loro paese e rivendicano con orgoglio la volontà di occuparsi degli italiani, in una fase in cui la politica opera, a loro avviso, una sistematica preferenza per lo straniero.

I simpatizzanti di CasaPound non disdegnano lo scontro fisico e non di rado si ren­dono protagonisti di gravi aggressioni contro gruppi di immigrati12 o ai danni degli attivisti dei centri sociali di sinistra, loro antagonisti,13 con i quali si scontrano in occa­sione di manifestazioni di piazza. I militanti di CasaPound, spesso etichettati dalla stampa nazionale come «i fascisti del terzo millennio», non fanno mistero delle loro idee. È il loro stesso leader ad affermare candidamente ai giornalisti: «Il fascismo è stato un grande padre, severo e giusto. Mussolini? Siamo fascisti perché siamo convinti che avesse ragione lui».14 Gianluca Iannone sostiene inoltre che il patrimonio storico del Ventennio rappresenti per i membri del suo movimento un enorme e attualissimo pozzo a cui attingere:

Durante il Ventennio si sono realizzate conquiste che ancora oggi si tenta di smantellare. Ci sono state cose buone che fanno parte della nostra storia e delle nostre radici: noi rivendichiamo l’onestà intellettuale di poterlo dire. […] Fascisti del Terzo Millennio è una definizione che esprime bene il nostro tentativo di occuparci dei problemi del presente, ma senza dimenticare da dove veniamo.15

Nel 2011 iscritti e sostenitori dell’organizzazione ultranazionalista sono scesi in piazza a Bolzano per protestare contro la decisione del presidente della Provincia autonoma altoatesina di non fare partecipare la città ai festeggiamenti per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia («Siamo stati annessi a Roma contro la nostra volontà e quindi non abbiamo niente da festeggiare»16) e di rimuovere i monumenti cittadini di epoca fascista. Oggetto del contendere erano il contestatissimo complesso marmoreo celebrativo della vittoria italiana nella prima guerra mondiale contro l’Austria-Unghe­ria, inaugurato durante il Ventennio, e il bassorilievo di 32 metri che narra l’epopea del fascismo e su cui campeggia un’immagine di Mussolini a cavallo e il motto «Crede­re, obbedire, combattere». Alla notizia della mobilitazione nazionale indetta da CasaPound, contro un atto definito «talebano», il politico Luis Durnwalder ha reagito in modo perentorio, affermando: «Chi adora Mussolini non ha capito niente della nuova Europa […]. Chi in Germania difende Hitler viene bollato come un provocatore, in Italia invece si può difendere il Duce in nome dell’italianità».17

La nostalgia di CasaPound per il compianto dittatore fascista è stata manifestata in maniera volutamente plateale a seguito di un’iniziativa dalla forte connotazione sim­bolica che, non a caso, è stata ripresa dalle principali testate giornalistiche nazionali.18 Nel febbraio 2018 una squadra di circa duecento volontari, chiamati a raccolta dal movimento di Iannone, ha ripristinato parte della scritta ‹DVX›, gravemente danneg­giata da un incendio, che era stata creata nel 1939 sul fianco del monte Giano (in pro­vincia di Rieti) come omaggio a Benito Mussolini. Il tributo arboreo, che si estende su una parete di circa 8 ettari, fu realizzato piantando circa 20mila pini ed è ora nuova­mente ben visibile da decine di chilometri.19

Come sottolineato in precedenza, tra le realtà più significative che si richiamano ancora apertamente al fascismo, spicca Forza Nuova, un movimento politico fondato nel 1997 da Roberto Fiore.20 Si tratta della più cattolica e oltranzista delle formazio­ni della destra radicale italiana, la quale si dichiara a favore dell’abrogazione delle leggi abortiste e indica come prioritario il bisogno di mettere famiglia e crescita demografi­ca al centro della politica. Forza Nuova si batte inoltre per l’abolizione delle leggi Scelba e Mancino21, che ritiene espressioni liberticide di una cultura dominante che impedisce tirannicamente pensiero e azione.22

La nostalgia del passato e la xenofobia si confondono nella retorica populista.23 Le sim­patie dei militanti di Forza Nuova per il fascismo sono del resto risapute: hanno fatto molto discutere alcuni manifesti affissi sui muri delle città italiane e messaggi diffusi sui social network, in cui il movimento di estrema destra ricalca apertamente la propa­ganda del Ventennio. Nell’immagine comparsa nel 2017 sulla pagina Facebook di Forza Nuova, viene rispolverato un manifesto realizzato da Gino Boccasile, celebre grafico propagandista del Ministero della Guerra e tra i promotori delle leggi razziali. La locan­dina, utilizzata nel 1944 dalla Repubblica Sociale Italiana contro le truppe alleate, viene riadattata dal movimento di Roberto Fiore, a distanza di oltre 70 anni, a sostegno della campagna anti-immigrati.24 Il nemico era incarnato allora da un soldato afro­americano che avvinghiava una giovane indifesa, strappandole le vesti. In gioco non era dunque soltanto il destino della patria ma anche la purezza e l’onore delle donne ita­liane, nonché la difesa della razza.25 L’imperativo categorico era quello di proteggere le proprie donne, minacciate dalla violenza dell’invasore («Difendila! Potrebbe essere tua madre, tua moglie, tua sorella, tua figlia»).26 La brutalità dell’uomo di colore, in con­trapposizione al candore della donna, viene ripresa da Forza Nuova per alimentare e cavalcare il clima di tensione che si respira in Italia in seguito a uno stupro di gruppo compiuto da una banda capeggiata da un congolese ai danni di due giovani turiste a Rimini. I militanti del movimento hanno commentato su Facebook: «I nuovi barbari sono peggiori di quelli del 43/45, oggi come allora fiancheggiati dai traditori della Patria». Lo slogan è stato segnalato e duramente criticato dall’Osservatorio democrati­co per le nuove destre, il quale ha denunciato una palese istigazione all’odio razziale e chiesto l’intervento della magistratura.27 I forzanovisti, notoriamente ultraconservatori, non sono d’altronde nuovi a questo tipo di comunicazione provocatoria: per esprimere il loro totale dissenso verso le unioni omosessuali, hanno rispolverato la campagna per la maternità indetta durante il Ventennio fascista, ricorrendo all’immagine di una madre di inizio Novecento che allatta il suo bambino, corredata del motto «L’Italia ha bisogno di figli, non di unioni gay e migranti». Contro lo slogan si sono scagliate le associazioni per i diritti umani, che hanno fermamente condannato il razzismo e l’omofobia dell’associazione neofascista.

Il partito di estrema destra afferma che ci sono persone, gli omosessuali, che ‹non servono› all’Ita­lia, a cui invece servirebbero ‹figli›, riprendendo una campagna portata avanti da Benito Mussolini negli Anni Trenta. Siamo di fronte a un gravissimo segnale di intolleranza.28

Il segretario nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore, si è di recente schierato pubbli­camente al fianco di un attentatore accusato di strage, impegnandosi a non lasciarlo solo e a pagargli le spese legali. A Macerata, nel febbraio 2018, il 28enne Luca Traini ha sparato con una pistola contro sei passanti con la pelle nera. L’uomo è stato in seguito fermato dai carabinieri sulle gradinate del monumento ai caduti con una bandiera tri­colore al collo mentre faceva il saluto fascista ed esclamava «Viva l’Italia!» e ha in se­guito dichiarato di aver voluto, col suo gesto, vendicare la morte di una ragazza italiana, per il cui omicidio e occultamento di cadavere erano stati arrestati alcuni nigeriani, tra i quali uno spacciatore. Appare del tutto evidente che il raid razzista ha una matrice ideologica: nella perquisizione della casa di Luca Traini, che ha tatuato sulla tempia il Wolfsangel, il simbolo celtico usato dai nazisti, i carabinieri hanno trovato infatti di­verse pubblicazioni neofasciste e una copia del Mein Kampf di Adolf Hitler.29

Nell’arcipelago di realtà che si richiamano ancora apertamente al fascismo, esistono in Italia, oltre a CasaPound e Forza Nuova, i movimenti maggiormente attivi e con il più alto numero di affiliati, una moltitudine di circoli, formazioni e associazioni che a volte spalleggiano l’una o l’altra fazione o si discostano da entrambe, prendendo una strada ancora più ‹nera›, come i gruppuscoli di ispirazione neonazista Lealtà e Azione e Militia Italia.30 Gli attivisti dei gruppi appena citati programmano raduni annuali, si allenano nelle palestre militanti, si sfogano nei concerti di musica alternativa e rock identitario31 e si radunano nelle curve degli stadi, dove spesso fede politica e criminalità diventano una miscela esplosiva.

Tra le tifoserie più accese delle squadre di calcio italiane spadroneggiano gruppi di estrema destra. Sugli spalti degli stadi echeggiano non di rado inquietanti cori anti­semiti e razzisti: manipoli di ultrà neofascisti intonano a squarciagola il coro «Boia chi molla», cantano a torso nudo Fratelli d’Italia e Faccetta Nera alzando, teso, il braccio destro al cielo. Passando in rassegna gli episodi più incresciosi che hanno avuto luogo negli ultimi anni all’interno degli stadi italiani, si ha l’impressione che tra le varie tifoserie sia in atto una sfida a chi osa trasgredire maggiormente, a chi dimostra più co­raggio nello spingersi a violare la legge, incurante delle pene spesso alquanto blande, comminate dalle autorità giudiziarie. I settori in cui si verificano tali intemperanze ven­gono, nel peggiore dei casi, squalificati dal giudice sportivo per un turno di campionato, dopo accesi dibattiti e veementi proteste avanzate dai club coinvolti.

Nell’ottobre del 2017, durante un incontro di calcio allo stadio Olimpico, alcuni tifosi della Lazio hanno sparso sulle gradinate volantini antisemiti e affisso alle pareti vari adesivi con l’immagine di Anne Frank con indosso la maglietta giallorossa della Roma, con il chiaro intento, a loro avviso oltraggioso, di schernire gli avversari con un espli­cito riferimento all’identità ebraica. L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) ha immediatamente condannato l’accaduto, così come il sindaco di Roma Virginia Rag­gi, mentre la tifoseria più calda della società incriminata si è detta stupita dal «clamore mediatico» creatosi attorno a un gesto che sarebbe dovuto «rimanere circoscritto a un contesto sportivo animato da scherno, sfottò e goliardia.»32 Il Tribunale della Figc (Federazione Italiana Giuoco Calcio) ha infine deciso di punire la squadra della Lazio con un’ammenda di 50mila euro per insulti antisemiti, respingendo la richiesta della Procura di infliggere sanzioni aggiuntive, ritenendo che non ne sussistessero i presup­posti dato il becero comportamento di sole venti persone. Tale decisione ha fatto molto discutere anche perché di poco successiva alle celebrazioni per il Giorno della Memoria delle vittime dell’Olocausto. Le formazioni di estrema destra mostrano un particolare interesse nei confronti degli ambienti del tifo ultrà, ritenuti un contesto particolarmen­te permeabile all’attività di proselitismo, tanto che le curve degli stadi si rivelano ormai sempre più spesso efficaci casse di risonanza per proclami neofascisti.

Predappio, città natale di Benito Mussolini in provincia di Forlì, si prepara, almeno tre volte l’anno, all’arrivo di centinaia di nostalgici del fascismo, i cui ‹pellegrinaggi› di massa avvengono il 29 luglio per celebrare la nascita del Duce, il 28 aprile per com­memorare la sua morte e il 28 ottobre per ricordare l’anniversario della Marcia su Roma e la successiva presa di potere del dittatore. In tali occasioni una delle tappe ob­bligate dei ‹turisti in camicia nera› è Villa Carpena, che fu la residenza di Mussolini, della moglie Rachele e dei loro figli e che è stata adibita a museo da una coppia di esti­matori del fascismo. All’interno dell’edificio, ribattezzato Villa Mussolini – Casa dei ricordi, sono presenti cimeli originali del Ventennio e oggetti quotidiani del Duce, tra i quali la sua motocicletta Bianchi e il suo violino. Nella camera di Mussolini, adagiata sul lato del letto dove era solito dormire, si può inoltre ammirare la divisa che il Duce indossava il 25 aprile 1945. Nel giardino circostante sono invece presenti i busti dei membri della famiglia del Duce, due doni dell’Imperatore giapponese Hirohito, un mo­dello dell’aereo che fu usato per soccorrere Mussolini a Campo Imperatore e un trattore cingolato FIAT, regalo di Giovanni Agnelli. È in questo contesto che si svolge la ‹messa› di padre Tam, il sacerdote scomunicato dal Vaticano, che tiene omelie per i seguaci del fascismo, a cui si rivolge chiamandoli ‹camerati› e durante le quali arringa i presen­ti scagliandosi contro chi apre le porte agli immigrati ed è favorevole ai matrimoni omosessuali nonché all’eutanasia. Terminata la messa, i devoti di Mussolini si riversa­no in strada per raggiungere in corteo, cantando inni fascisti, il cimitero di San Cas­siano dove si trova la cripta del Duce, tappa finale del loro tour. Molti rendono omaggio al dittatore levando in alto il braccio teso davanti al busto e alla tomba dell’‹eroe› de­funto, facendosi fotografare da amici e compagni di viaggio, mentre sul libro delle visite lodano Mussolini ed esprimono nostalgia e rimpianto per i tempi che furono. A Pre­dappio si trovano inoltre alcuni controversi negozi specializzati nella vendita di cimeli e gadget inneggianti al Ventennio, dove i turisti comprano ormai da anni e senza alcuna difficoltà oggetti ricordo come manganelli, bottiglie di olio di ricino, camicie nere, divi­se ed elmetti, nonché bandiere recanti la svastica.33

Risulta tuttavia ancora più grave riscontrare che i nostalgici del fascismo, vietato e ripudiato dalla Costituzione, si contano anche tra gli esponenti delle Forze dell’Ordine. Nel dicembre 2016 i due agenti di polizia Luca Scatà e Cristian Movio hanno ucciso, nel corso di un normale controllo di documenti, il tunisino Anis Amri che, guidando un camion a tutta velocità attraverso un mercatino di Natale a Berlino, aveva travolto e ucciso 12 persone. Per la loro azione i due poliziotti sono stati inizialmente celebrati alla stregua di eroi da stampa e tv e ringraziati pubblicamente dal Ministro degli Interni Minniti e dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il quale li ha definiti persone straordinarie che hanno reso un servizio encomiabile alla comunità e a cui l’Italia intera doveva essere grata. Poche ore dopo sono cominciati tuttavia a comparire alcuni post che Scatà e Movio avevano pubblicato in precedenza su Facebook e Instagram, correda­ti di frasi razziste o inneggianti al fascismo e a Mussolini. L’agente Scatà aveva postato sul suo profilo una foto che lo ritraeva mentre sorrideva e faceva il saluto romano e un commento in cui dichiarava di non essere d’accordo con le celebrazioni del 25 Aprile, ma di stare anzi «dalla parte di quell’Italia, di quegli italiani che non tradirono e non si arresero», con un chiaro riferimento ai repubblichini di Salò.34 I profili dei due poli­ziotti sono stati fatti oscurare prontamente dalle autorità tra l’imbarazzo generale e in Germania sono state ritirate le medaglie che avevano pensato di consegnare loro.3535

Purtroppo estimatori del fascismo si trovano anche tra i politici italiani e perfino tra quei rappresentanti delle istituzioni che, minimizzando la gravità dei fatti accaduti du­rante la dittatura e mistificando la realtà storica, mostrano accondiscendenza. Un certo revisionismo storico è ravvisabile anche nelle posizioni di forze politiche moderate. Lo stesso Silvio Berlusconi, per anni leader del centrodestra italiano, ha ad esempio pub­blicamente minimizzato, oltretutto nelle vesti di Presidente del Consiglio, la gravità dei crimini commessi dal regime fascista e la tragedia dell’Olocausto e sminuito l’impor­tanza della Resistenza, stravolgendo completamente fatti storici conclamati reinterpre­tandoli a suo piacimento. In un’intervista rilasciata nel 1994 al Washington Post il leader di Forza Italia sostenne che in una certa fase Benito Mussolini aveva fatto cose buone e che ciò era un dato incontrovertibile, confermato dalla storia. Interpellato nel 2003 dal settimanale inglese The Spectator, il Cavaliere affermò che il Duce non aveva mai ammazzato nessuno e che mandava gli antifascisti a fare vacanza al confino.36 Numerosi giornalisti critici nei confronti di Berlusconi fecero notare che uno dei suoi scopi fosse «il depauperamento dell’antifascismo e della Resistenza» e che l’idea di «un fascismo decente» fosse estremamente pericolosa, oltre che «impresentabile anche sul piano internazionale», in quanto portava a considerare le leggi razziali del ’38 «non così persecutorie quanto la Shoah», e la dittatura di Mussolini «quasi accettabile».37

Nell’estate del 2017 ha destato molto clamore la notizia di uno stabilimento balneare para-fascista a Chioggia che il gestore aveva tappezzato con cartelli e manifesti su cui campeggiavano chiari riferimenti al fascismo e slogan di Mussolini, oltre a massime più goliardiche e colorite, con espliciti rimandi al ‹manganello›, all’ordine e alla disciplina. Ne è scaturita una forte polemica che ha visto gli esponenti dei vari schieramenti politi­ci intervenire in merito alla vicenda e che ha portato all’apertura di un’inchiesta sulla spiaggia incriminata e alla rimozione dei suoi simboli, ordinata dal prefetto. Tra chi ha protestato in modo più veemente contro il lido sotto accusa è l’Associazione Naziona­le Partigiani d’Italia (ANPI), secondo cui il titolare della struttura, che teneva ai suoi cli­enti veri e propri comizi, era tenuto a rispettare le leggi dello Stato, congruenti con la Costituzione nata dalla Resistenza antifascista.

Di tutt’altro avviso si è mostrato invece Matteo Salvini, segretario della Lega e candi­dato premier alle elezioni politiche del marzo 2018, il quale non solo si è affrettato a manifestare la propria solidarietà al gestore dello stabilimento, offrendo persino un aiuto economico per la sua difesa legale, ma si è anche recato di persona alla ‹spiag­gia fascista›. Accolto come una star dai bagnanti, il leader del Carroccio si è fatto foto­grafare divertito accanto ai cartelli contestati. Dopo aver specificato che la sua non era una visita politica, ha ribadito la necessità che venisse abolito il reato di apologia del fascismo e fosse cancellata la Legge Mancino, ritenendo «una follia processare le idee». Salvini ha poi ribadito il concetto sul suo profilo Facebook: «Con assassini, spacciatori e clandestini a spasso, ‹lo stato italiano› processa le idee. Pazzesco» e ha aggiunto: «Oc­cupare il Parlamento per fare leggi che condannano chi ha un accendino con la faccia del Duce mi pare demenziale».38 Il gestore dello stabilimento è stato infine assolto dalle accuse di apologia del fascismo, in quanto, secondo i magistrati, le scritte inneggianti al Ventennio e le immagini di Mussolini esposte rientrano nella libertà di pensiero garantita dalla Costituzione e non rappresentano un pericolo per la tenuta democratica dello Stato.

Alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 sia CasaPound che Forza Nuova si sono pre­sentate in modo autonomo, senza aderire ad alcuna coalizione, con l’ambizione di superare la soglia di sbarramento del 3 % per approdare in Parlamento. Il risultato for­temente negativo registrato alle votazioni dai due schieramenti appena citati, che hanno ottenuto rispettivamente appena lo 0,9 % e lo 0,37 % dei consensi, ha spinto nu­merosi giornalisti a ridimensionare il pericolo imminente di un dilagante rigurgito apologetico del fascismo in Italia. In realtà molte idee e cavalli di battaglia di tali forma­zioni, posizionate troppo a destra e con esigue chance elettorali, sono stati propagan­dati da interpreti più presentabili nell’ambito del confronto politico nazionale. La visita di Salvini a Chioggia, accorso in difesa del ‹nostalgico mussoliniano›, è stata effettuata al chiaro scopo di intercettare i consensi di una precisa fetta di elettorato. Il medesimo obiettivo si era indubbiamente prefissato il politico della Lega Attilio Fontana, scelto dal centrodestra nel 2018 come candidato governatore della Lombardia, il quale duran­te un’intervista rilasciata a Radio Padania, in piena campagna elettorale, ha messo in guardia gli ascoltatori in procinto di presentarsi alle urne, lanciando al contempo un chiaro messaggio alle frange più estremiste: «Non possiamo accettare tutti gli immi­grati che arrivano: dobbiamo decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società devono continuare a esistere o devono essere cancellate». In seguito al coro di indignazione suscitato dalle sue esternazioni, Fontana ha provato a rettificare: «È stato un lapsus, un errore espressivo, un qui pro quo: intendevo dire che dobbiamo riorganizzare un’accoglienza diversa che rispetti la nostra storia, la nostra società».39

Il partito di Matteo Salvini viene ormai identificato dalla maggioranza degli elettori di estrema destra come l’unica formazione in grado di imporre in Parlamento idee so­vraniste, protezioniste, euro-critiche e anti-immigrazione, con concrete possibilità che vengano realizzate ora che Salvini ricopre il ruolo di Ministro dell’Interno nonché di Vicepresidente del Consiglio. In occasione delle elezioni politiche del 4 marzo 2018 la Lega ha riscosso il miglior risultato della sua storia sottraendo numerosi voti non solo a Forza Italia (con cui si era presentata alle urne nella tradizionale coalizione di centro­destra) che ha sorpassato, ma accaparrandosi anche quelli di CasaPound e Forza Nuova. Grazie al 17,37 % di voti conquistati, Salvini ha potuto così sedersi al tavolo dei vincitori e formare un governo con il Movimento 5 Stelle, altro mattatore delle recenti elezioni, avendo ottenuto il 32,68 % dei consensi.

Alla fine degli anni 50 i giudici della Corte Costituzionale affermarono che l’apologia di fascismo «per assumere carattere di reato deve consistere in un’esaltazione tale da poter condurre alla riorganizzazione del partito fascista».40 Nel 2016 la Corte di Cassa­zione ha deciso di assolvere un tifoso di Bolzano che si era presentato allo stadio con una maglietta di Mussolini, alcuni militanti di CasaPound di Milano che esponevano bandiere con croci celtiche per le vie della città e un gruppo di ‹camerati› che a un fune­rale ‹omaggiavano› l’amico defunto con il saluto romano. La Cassazione ha così mo­tivato la sentenza: «Non è punibile il gesto in sé, va collocato all’interno di una manife­stazione con fini di proselitismo e propaganda politica».41

Le discordanti interpretazioni delle leggi Scelba e Mancino proposte da differenti or­gani competenti, come la Corte d’Appello, la Cassazione e la Commissione Europea, in merito allo sfoggio da parte di un manipolo di tifosi di ultradestra o manifestanti in camicia nera di un gesto inequivocabilmente legato alla retorica del passato regime fascista, come il saluto romano, sono la prova di quanto in Italia la materia in questione sia delicata e al tempo stesso ambigua e confusa e rappresenti un autentico rompicapo della giurisprudenza. Né la Legge Scelba, né la Legge Mancino danno istruzioni su come la giustizia debba comportarsi relativamente alla vendita o all’acquisto di chinca­glieria fascista e tantomeno, ovviamente, nei confronti dei siti internet che inneggia­no al fascismo e che offrono la possibilità ai loro frequentatori di sottrarsi ai rigori della legge nascondendosi dietro identità fittizie. Data la ormai cospicua entità di pagine Facebook dedicate al Duce, che fanno un esplicito proselitismo ‹nero› e lanciano frasi d’odio e di stampo razzista, si è reso necessario un adeguamento della normativa in merito, soprattutto dopo che la Commissione Europea ha criticato l’Italia, chiedendo di rivedere la legge in materia, rendendola più rigorosa ed efficace.

Il deputato Emanuele Fiano ha recentemente promosso un disegno di legge che ha fatto tornare la questione di stringente attualità. L’esponente del Partito Democratico, figlio di un ebreo sopravvissuto ad Auschwitz, ha portato in Parlamento una propo­sta di legge volta a inasprire le pene nei confronti di chi mitizza il fascismo, fa il saluto romano e vende oggetti, immagini e simboli esplicitamente rievocativi dell’ideologia del regime fascista o nazifascista, introducendo l’aggravante per chi svolge propaganda in rete ed effettua merchandising online dei gadget all’indice. Per chi infrange la legge sono previsti da sei mesi a due anni di reclusione. Secondo Fiano, a differenza delle leg­gi del passato, la nuova norma persegue gli individui che inneggiano al fascismo an­che se non intendono mettere in piedi associazioni o partiti fascisti. Nonostante i voti contrari di Lega, Movimento 5 Stelle e Forza Italia, la legge è stata approvata dalla Camera dei Deputati ed è passata poi al vaglio del Senato per l’approvazione definitiva, rimanendo però in sospeso in seguito allo scioglimento delle Camere e alla fine della Legislatura, decretata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La Legge Fia­no ha provocato tuttavia un putiferio e innescato un acceso scontro politico: secondo il Movimento 5 Stelle si tratta di una norma «liberticida» la quale finirà per punire anche condotte meramente elogiative, o estemporanee, che non sono finalizzate tuttavia alla riorganizzazione del disciolto partito fascista. La posizione dei ‹pentastellati› è con­divisa dai rappresentanti dei partiti della destra italiana, che accusano il Partito Demo­cratico di essere illiberale e si chiedono provocatoriamente perché non venga allora introdotta per par condicio anche una legge contro l’apologia del comunismo. Il segre­tario della Lega Matteo Salvini ritiene che al giorno d’oggi sia insensato introdurre un reato d’opinione e del tutto folle processare le idee, siano esse di destra o di sinistra: «Un conto sono le minacce, gli insulti o l’istigazione al terrorismo, altra cosa sono le idee, belle o brutte, che si possono confutare ma non arrestare. Le idee non si processa­no».42

Uniti in difesa della Legge Fiano sono invece gli esponenti di sinistra e centrosini­stra, convinti che liberticida fosse il fascismo e non la legge contro la sua apologia:

Liberticidi sono quelli che lo elogiano, non quelli che lo combattono […] I neofascisti sono razzisti e prevaricatori: le loro azioni, la loro propaganda e le loro provocazioni vanno contrastate duramente […] chi pensa che facciano folklore diventa loro complice.43

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia si unisce al coro e ricorda le parole di Gia­como Matteotti (assassinato dai fascisti nel 1924 dopo aver denunciato in Parlamento i brogli elettorali e la pericolosità del nascente regime) secondo cui il fascismo non era un’opinione come le altre, bensì un crimine. Si è scatenato quindi un acceso e appassio­nante dibattito relativamente alla possibile introduzione di nuove disposizioni su come e in quali casi lo Stato sia tenuto a intervenire per arginare l’aumento di rigurgiti neofascisti44 e alla domanda se la controversa proposta di legge ponga effettivamente un limite alla libertà d’espressione, sancita peraltro dall’articolo 21 della Costituzione Italiana: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la pa­rola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.»45

L’interrogativo da porsi è se un problema culturale come il neofascismo possa esse­re davvero sconfitto con divieti e sanzioni, o se richieda invece risposte più adeguate. Se da un lato si vorrebbe criminalizzare e punire chi rimpiange il fascismo e i suoi attori, escogitando leggi più rigide e chiare (che non possano essere in qualche modo aggirabi­li, né suscettibili di interpretazioni arbitrarie, e quindi venire puntualmente applica­te), dall’altro si contestano tali norme in nome della democrazia e ci si erge a difensori delle libertà civili. Tra i due schieramenti vi è inoltre chi sostiene che il modo migliore per estirpare il cancro del fascismo sia quello di intervenire preventivamente, sul piano educativo e culturale. Il giornalista Fabio Chiusi scrive a tal proposito:

Se si vuole privare il fascismo del terreno che lo fa germogliare, bisogna inaridirlo ogni giorno, non con le leggi. L’intolleranza non si batte coi divieti, ma con l’intransigenza e l’orgoglio di appartenere a un mondo in cui si ha memoria di cosa accade un saluto romano dopo l’altro […].46

Interpellato sulla questione, il sindaco di Predappio, Giorgio Frassineti, protagonista del film documentario Mussolini als Souvenir – Italiens faschistisches Erbe47, ha ripe­tutamente espresso il desiderio di creare in città un centro di documentazione e di di­vulgazione scientifica sul Ventennio, che aiuti gli italiani a non disperdere la memoria e a fare i conti con il proprio passato, nella speranza che questa operazione possa costi­tuire un deterrente affinché certi fenomeni non si ripetano.48 In un intervento pubblico il primo cittadino di Predappio ha ribadito la necessità di investire in ‹cultura e co­scienza›, strumenti di gran lunga più efficaci di veti e proibizioni:

La cultura è l’unica arma che abbiamo! […] Il nostro compito primario è quello di educare la nazio­ne e non di nascondere ciò che è stato. Se sono stato insignito dell’Austrian Holocaust Memorial Award e sono stato nominato antifascista dell’anno è perché insisto nel voler insegnare ed educare, tenere viva la memoria su quello che è successo, invece di cancellarne il ricordo.49

Il sindaco del paese romagnolo ha ricevuto l’importante riconoscimento per il suo im­pegno nella ricerca su fascismo e nazionalsocialismo e per la volontà che ha dimostrato nel portarne avanti una visione obiettiva attraverso la costruzione di un centro di do­cumentazione sul fascismo e sulla storia dei totalitarismi del Novecento nell’ex Casa del Fascio di Predappio risalente agli anni Trenta.50

Nel 2018, in occasione del Giorno della Memoria, il Presidente della Repubblica Ita­liana Sergio Mattarella ha tenuto un discorso particolarmente coinvolgente dal punto di vista emotivo e pronunciato parole inequivocabili, sottolineando le gravi responsabili­tà dell’Italia fascista, l’orrore del regime e delle persecuzioni.51

Le leggi razziali […] rappresentano un capitolo buio, una macchia indelebile, una pagina infamante della nostra storia. Ideate e scritte di pugno da Mussolini, trovarono a tutti i livelli delle istituzioni, della politica, della cultura e della società italiana connivenze, complicità, turpi convenienze e indif­ferenza: quella stessa indifferenza, come ha sovente sottolineato la senatrice Segre, che rappresenta l’atteggiamento più insidioso e gravido di pericoli. […] Abbiamo oggi incontrato i giovani appena tornati dall’esperienza, sconvolgente ma formativa, del viaggio ad Auschwitz. A loro viene affidato il compito di custodire e tramandare la Memoria, perché non si attenui e non si smarrisca mai, per non rischiare di provocare nuovi lutti e nuove tragedie. Focolai di odio, di intolleranza, di razzismo, di antisemitismo sono infatti presenti nelle nostre società e in tante parti del mondo. La Memoria, custodita e tramandata, è un antidoto indispensabile contro i fantasmi del passato. La Repubblica italiana, proprio perché forte e radicata nella democrazia, non ha timore di fare i conti con la storia d’Italia, non dimenticando né nascondendo quanto di terribile e di inumano è stato commesso nel nostro Paese. […] La Repubblica e la sua Costituzione sono il baluardo perché tutto questo non possa mai più avvenire. Vi ringrazio.52

Non è tuttavia sufficiente la pratica della memoria a rendere la società immune dal ri­petersi del passato. Se è di fondamentale importanza mantenere vivo il ricordo dei mali arrecati dal fascismo, risulta essenziale saper riconoscere i germi di un neofascismo in fieri, laddove questi inizino a manifestarsi, prima che possano svilupparsi e radicarsi definitivamente.

Nel breve pamphlet dal titolo Fascismo eterno, ripubblicato in Italia nel gennaio del 2018, in prossimità del Giorno della Memoria53, Umberto Eco invita a ‹non dimenti­care› e a vigilare con sguardo attento su ciò che accade ogni giorno a livello politico e sociale, in quanto il cosiddetto «Ur-Fascismo» è talora ancora presente, nonostante il più delle volte non si manifesti palesemente, ma sotto mentite spoglie, camuffato con sembianze più presentabili:

L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: ‹Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!› Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fa­scismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo.54

L’attualità politica in Italia e in Europa dimostra quanto la riflessione di Umberto Eco, che individuava le caratteristiche tipiche di quello che definiva l’«Ur-Fascismo» o il «fascismo eterno», sia ancora oggi, a distanza di oltre vent’anni, fondata e necessaria. Nelle società odierne non è del resto ormai difficile riconoscere segnali sempre più inquietanti di una recrudescenza di atteggiamenti e sentimenti che attestano la presen­za di un fascismo, latente e strisciante, la cui visione del mondo pare non essersi mai realmente estinta.

  1. Il testo integrale della Legge Scelba è consultabile sul sito della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana: www.gazzettaufficiale.it.
  2. Una rapida analisi del periodo storico in cui venne promulgata la Legge Scelba e delle ragioni per le quali era stata ideata è fornita da alcuni giornalisti intervistati dalla Rai per il programma televisivo di approfondimento storico La storia siamo noi: www.lastoriasiamonoi.rai.it/video/la-legge-scelba/1136/default.aspx.
  3. Cfr. Gabriella Fanello Marcucci, Scelba: il ministro che si oppose al fascismo e al comunismo in no­me della libertà. Milano: Arnoldo Mondadori editore 2006, p. 5.
  4. Giorgio Almirante (Salsomaggiore Terme 1914 – Roma 1988) visse in piena epoca fascista e come gran parte dei suoi coetanei militò nelle organizzazioni giovanili fasciste. Parallelamente agli studi, in­traprese la carriera di cronista presso il quotidiano fascista Il Tevere e dopo aver conseguito la laurea in Lettere e l’abilitazione all’insegnamento di materie classiche, venne nominato segretario di redazio­ne della nuova rivista La difesa della razza. Cinquant’anni più tardi avrebbe ammesso di essere stato allora razzista e antisemita in buona fede e per motivi politici; la collaborazione a La difesa della razza fu, di tutta la sua vita, l’unica esperienza che sconfessò completamente. Almirante fu corrispon­dente di guerra in Africa nel 1940 e in seguito al discorso pronunciato da Mussolini, trasmesso nel 1943 da Radio Monaco, in cui il Duce invitava a un ricompattamento dei fascisti, fece la sua scelta di campo, ricoprendo, durante la Repubblica Sociale Italiana, la carica di capo di gabinetto al Ministero della Cultura Popolare. In questo periodo Almirante firmò di suo pugno disposizioni su rastrella­menti di civili e collaborò con gli occupanti nazisti alla repressione antipartigiana. Il 25 aprile 1945 entrò in clandestinità e vi rimase per un anno e mezzo. Uscitone nel 1946, si recò a Roma e intraprese un’intensa attività politica, fondando il Movimento Sociale Italiano insieme a un gruppo di reduci fa­scisti repubblicani. Fu deputato dal 1948 in poi e segretario del MSI per lunghi anni. Durante la sua reggenza Almirante appoggiò la fusione con i monarchici, mutando la sigla del suo partito in quella di MSI – Destra Nazionale e svolse un ruolo di mediazione fra le posizioni ‹legalitarie› e quelle dell’estrema destra oltranzista, riuscendo così a mantenere, a lungo, l’egemonia nel partito. Per un approfondimento della biografia di Giorgio Almirante cfr. la Fondazione Giorgio Almirante: www.giorgioalmirante.it.
  5. «In ambito extralegale negli anni 1970 sorsero gruppi neofascisti eversivi come Ordine nero, Ordine nuovo, Terza posizione e i Nuclei armati rivoluzionari, che dettero vita, in connessione con apparati statali deviati, agli episodi di terrorismo dinamitardo della ‹strategia della tensione›». Cfr. www.treccani.it/enciclopedia/neofascismo.
  6. Cfr. Maddalena G. Cammelli, Fascisti del terzo millennio. Per un’antropologia di CasaPound. Vero­na: Editore Ombre Corte 2005; e Giorgia Bulli, Matteo Albanese, Pietro Castelli Gattinara, Fascisti di un altro millennio? Crisi e partecipazione in CasaPound Italia. Acireale: Bonanno Editore 2014.
  7. Ezra Pound, come il filosofo fascista Julius Evola, considerato un maestro di vita negli ambienti del neofascismo, è uno degli intellettuali più amati e citati dai giovani di estrema destra. «[…] Negli anni Trenta prende a occuparsi di politica e di economia, elaborando una mediazione tra il pensiero di Thomas Jefferson e quello di Mussolini e prendendo posizione ‹contro l’usura›. A Roma tra il 1941 e il 1943, conduce trasmissioni radiofoniche in inglese per difendere il fascismo e per accusare della guerra gli anglo-americani e la finanza internazionale: gli varranno un’incriminazione per alto tradi­mento da parte del governo statunitense. Continua a scrivere ed esprime solidarietà alla Repubblica Sociale Italiana di Salò: arrestato dai partigiani nel 1945 viene consegnato agli Alleati. […]. Processa­to, a Washington Dc, è dichiarato infermo di mente e rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Una parte del mondo della cultura americana si schiera in sua difesa e, nel 1957, un gruppo di amici, tra cui Hemingway, chiede la soluzione al suo caso: Pound, liberato, rientra in Italia, dove continua a scrivere. Muore a Venezia. Il suo pensiero è ancora oggi oggetto di dibattito.» Cit. tratta da Alessan­dro Cosmelli, Marco Mathieu, Oltrenero: nuovi fascisti italiani. Roma: Contrasto 2009, p. 19.
  8. I messaggi e le iniziative di CasaPound fanno presa su una platea sempre più giovane e trasversale a livello sociale. A tal proposito Guido Caldiron, autore del volume Estrema destra, fa notare: «Quanto al profilo sociale del fenomeno, diverse realtà sembrano convivere l’una accanto all’altra. Se a partire dalla seconda metà degli anni Novanta è nelle periferie delle grandi città – tra i giovani della piccola borghesia o delle famiglie di origine operaia, e nelle curve ‹popolari› del calcio – che l’estrema destra ha fatto la sua inquietante ricomparsa, dopo la stagione violenta compresa tra la fine degli anni Set­tanta e i primi anni Ottanta, oggi sembra raccogliere spesso ragazzi della Roma ‹bene›, specie nei circoli studenteschi e nelle associazioni neofasciste: sono le nuove generazioni di un fenomeno che già un tempo vedeva affluire verso il radicalismo nero i rampolli dei Parioli o di San Babila, i quartieri ‹alti› rispettivamente della Capitale e del capoluogo lombardo.» Cit. tratta da Guido Caldiron, Estre­ma destra: chi sono oggi i nuovi fascisti? Un’inchiesta esclusiva e scioccante sulle organizzazioni nere in Italia e nel mondo. Roma: Newton Compton 2013, p. 106.
  9. La formula del «Mutuo sociale» prevede che lo Stato faccia costruire case e quartieri a misura d’uomo con soldi pubblici da rivendere poi al nudo prezzo di costruzione. Queste case verrebbero acquistate dalle famiglie attraverso la concessione di un «Mutuo sociale», ovvero una rata di mutuo senza o a basso interesse.
  10. L’intero programma del movimento è consultabile sul sito ufficiale di CasaPound Italia: www.casapounditalia.org.
  11. Al fine di scongiurare qualsiasi automatismo per l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte degli immigrati, CasaPound vuole stabilire nella Costituzione il principio dello ius sanguinis: il diritto per cui un individuo ha la cittadinanza di uno Stato se uno dei propri genitori o entrambi ne sono in possesso.
  12. A Firenze, il 13 dicembre 2011, il simpatizzante di CasaPound Gianluca Casseri, che scriveva per un si­to dell’associazione, ha ucciso a colpi di pistola i due senegalesi Samb Modou e Diop Mor e si è poi suicidato mentre le forze dell’ordine gli davano la caccia.
  13. Michele Rech, in arte Zerocalcare, è un celebre fumettista da sempre inserito negli ambienti dell’atti­vismo di sinistra romano, il quale nelle sue strisce fa spesso riferimento agli scontri che avvengono nelle città italiane tra chi proviene dall’universo dei centri sociali e chi è legato all’estrema destra neo­fascista. Cfr. a tal proposito il fumetto che il vignettista ha recentemente pubblicato sul settimanale di politica e cultura l’Espresso: Zerocalcare: «La banalità del nazi. Questa non è una partita a bocce», in: l’Espresso (14 gennaio 2018), pp. 49–63.
  14. La dichiarazione di Gianluca Iannone viene riportata in Andrea Palladino e Andrea Tornago: «Grand Hotel Casa Pound», in: l’Espresso (25 febbraio 2018), p. 53.
  15. Nicola Antolini, Fuori dal cerchio: viaggio nella destra radicale italiana. Roma: Elliot 2010, p. 80.
  16. Cit. tratta da Lorenzo Galeazzi: «Effetto Durnwalder, CasaPound marcia su Bolzano», in: www.ilfattoquotidiano.it (4 marzo 2011).
  17. Ibidem.
  18. Cfr. Elena Barlozzari: «Casapound sul monte Giano: ‹Ripristinata la scritta Dux›», in: www.ilgiornale.it (5 febbraio 2018).
  19. I militanti di CasaPound fanno del frequente ricorso a iniziative eclatanti dal forte impatto mediatico un loro tratto distintivo e uno strumento efficace per irretire e suggestionare potenziali nuove leve. Nel 2005, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema degli affitti, degli sfratti e dei caro-mu­tui, gli attivisti di CasaPound hanno appeso centinaia di manichini ad alberi, segnali stradali e fer­mate degli autobus in diversi quartieri di Roma. I fantocci impiccati, le cui teste erano avvolte in sac­chetti di plastica, dovevano simboleggiare la «moltitudine di Italiani che non possono sopportare oltre affitti usurai e mutui bancari che sono vere e proprie condanne a morte». Cit. tratta da [s. n.], «Casa, fantocci impiccati a Roma ‹Basta con sfratti e caro-mutui›», in: www.repubblica.it (16 gennaio 2006).
  20. Forza Nuova, i cui modelli politici europei sono il Front National di Marine Le Pen, il British National Party e Alba Dorata in Grecia, è un «movimento di estrema destra, costituitosi come partito e attual­mente presente con proprie sedi in tutta Italia. Caratterizzato dal richiamo al fascismo storico e al cat­tolicesimo integrale, si ispira alla Guardia di Ferro rumena, fondata da Corneliu Zelea Codreanu nel 1930 e apertamente razzista (antiebraica, anticapitalista e antibolscevica). Tra le campagne di Forza Nuova quelle contro l’immigrazione, l’aborto e la criminalità. Oltre che per l’abrogazione della Legge Mancino». Cit. tratta da Alessandro Cosmelli e Marco Mathieu, Oltrenero: nuovi fascisti italiani. Roma: Contrasto 2009, p. 107.
  21. Il 25 giugno 1993, quarant’anni dopo la promulgazione della Legge Scelba, è entrata in vigore la Legge Mancino che amplia la norma precedente sanzionando e condannando gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista che incitino alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, re­ligiosi o nazionali.
  22. Il programma elettorale Italia agli Italiani di Forza Nuova è consultabile sul sito ufficiale del partito: www.forzanuova.eu.
  23. Nonostante le polemiche suscitate dalla decisione di organizzare, a difesa dei cittadini italiani, le co­siddette ‹passeggiate della sicurezza› o ‹ronde patriottiche›, capeggiate da ultrà e pugili nei piazzali delle stazioni ferroviarie e nelle zone delle città considerate fuori controllo e più a rischio in quanto ad alta concentrazione di immigrati, i coordinatori provinciali di Forza Nuova hanno pianificato presidi contro i Rom, tacciati di essere una piccola minoranza con una spiccata inclinazione alla prepotenza e alla delinquenza. Cfr. Luca Romano: «Forza Nuova organizza le ronde con pugili, ultras e tassisti», in: www.ilgiornale.it (5 settembre 2017). Le iniziative appena citate si sono rese necessarie, a detta di Forza Nuova, in considerazione della scarsa protezione garantita al ‹popolo› italiano da parte dello Stato. Come forma di protesta contro le istituzioni, accusate di non aver attuato alcuna forma di aiuto nei confronti delle fasce di popolazione meno abbienti, gli affiliati a Forza Nuova sono più volte sce­si in piazza per distribuire gratuitamente pane e pasta alle famiglie più povere, ad eccezione di quelle di Rom e immigrati. Cfr. [s. n.]: «Forza Nuova in piazza, pane e pasta regalati ai cittadini italiani», in: www.riminitoday.it (21 dicembre 2014). Nel 2017 Forza Nuova ha provocato un’ondata di polemi­che per aver indetto una manifestazione nella capitale il 28 ottobre, giorno dell’anniversario della Marcia su Roma delle camicie nere che portò alla presa del potere di Mussolini. In seguito all’autoriz­zazione negata da parte della questura, i nuovi ‹camerati› hanno deciso di posticipare la ‹marcia dei patrioti› al 4 novembre, data in cui si celebrano l’Unità Nazionale e le Forze Armate. Dietro lo stri­scione con la scritta ‹Tutto per la Patria›, c’erano persone di tutte le età, tra cui molti giovanissimi attivisti: con indosso felpe e giubbotti neri, sventolando bandiere tricolore, è partito il corteo di Forza Nuova che si è snodato lungo le vie di Roma fino al Palazzo della Civiltà Italiana, nel quartiere dell’EUR.
  24. Cfr. Berizzi, Paolo: «Il manifesto anti-immigrati come ai tempi del fascismo: intervenga la magistra­tura», in: www.repubblica.it (2 settembre 2017).
  25. Sulle atrocità (stupri, omicidi, torture) commesse dalle truppe coloniali del Corps Expéditionnaire Français en Italie (CEFI) ai danni di civili dal 1943 al ’44 in Sicilia, Lazio e Toscana, cfr. Cionci, An­drea: «Le vittime delle ‹marocchinate› denunciano la Francia», in www.lastampa.it (1 giugno 2018).
    Nel romanzo La ciociara (1957) Alberto Moravia racconta un episodio spesso dimenticato della storia contemporanea, ovvero quello delle violenze perpetrate durante la Seconda guerra mondiale dai gou­miers, i soldati alleati marocchini in servizio nell’esercito francese. Cfr. Alberto Moravia, La ciociara. Milano: Bompiani 1957. Dal romanzo di Moravia nel 1960 Vittorio De Sica trasse La ciociara, film che commosse il mondo, interpretato da Sophia Loren, la quale si aggiudicò numerosi riconoscimenti tra cui il Premio Oscar e la Palma d’oro come miglior attrice protagonista. Curzio Malaparte, nel ro­manzo La pelle (1949), narra della ferocia con cui a partire dall’ottobre del 1943 i soldati degli eserciti alleati, che sono entrati a Napoli come liberatori, infieriscono sulla popolazione inerme (e in partico­lare su donne e bambini), nella loro convinzione che un popolo vinto non possa che essere un popolo di colpevoli. Dal libro di Malaparte è stato tratto il film omonimo del 1981, diretto da Liliana Cavani. Cfr. Curzio Malaparte, La pelle. Roma: Edizioni Aria D’Italia 1949.
  26. A proposito della massiccia campagna di demonizzazione attuata nei confronti del nemico dai ‹repub­blichini›, cfr. Vittorio Prada: «La serialità come elemento chiave della propaganda politica di ieri e di oggi», in: Serialität in der italienischen Kultur / Serialità nella cultura italiana, a cura di Robert Fajen, Berlin: Peter Lang Edition / Romania Viva, in corso di stampa.
  27. [s. n.]: «Migranti, polemica sul manifesto di Forza Nuova: utilizza la propaganda fascista del Venten­nio», in: www.ilfattoquotidiano.it (2 settembre 2017).
  28. [s. n.]: «Polemica sui manifesti fascisti di Forza Nuova», in: www.corriere.it (2 settembre 2017).
  29. Cfr. Annalisa Camilli: «Da Fermo a Macerata, la vera emergenza è il fascismo», in: www.internazionale.it (5 febbraio 2018).
  30. Alcuni esponenti di Militia Italia sono stati processati con l’accusa di aver esposto a Roma, tra il 2008 e il 2011, striscioni con scritte negazioniste che prendevano di mira la comunità ebraica e incitavano alla discriminazione razziale, mentre il loro leader, Maurizio Boccacci, ha perfino organizzato presidi di solidarietà a favore dell’ex capo delle SS naziste Erich Priebke, responsabile dell’eccidio delle Fos­se Ardeatine.
  31. In Italia sono attivi già dagli anni Settanta vari cantautori, solisti e gruppi musicali filofascisti e nazi­rock. Nei testi delle loro canzoni raccontano della loro militanza quotidiana, dei loro riferimenti culturali e dei loro sogni: rivendicano spesso con orgoglio la propria identità fascista e danno un’in­terpretazione del tutto personale ad alcuni episodi drammatici della storia italiana del XX secolo. Molto frequenti sono ad esempio i riferimenti alla Seconda guerra mondiale e alla Repubblica Sociale Italiana, lo Stato collaborazionista voluto dal Terzo Reich. Nella canzone 8 settembre ’43 il gruppo Gesta Bellica accusa re Vittorio Emanuele III di essere un assassino e taccia di codardia coloro che durante il secondo conflitto mondiale firmarono l’Armistizio vendendo l’Italia al nemico, al contrario delle camicie nere che non tradirono la patria e la bandiera.
    Negli anni Settanta gli Amici del Vento, considerati tra i fondatori della musica alternativa di destra, celebravano nella ballata Franco tiratore i combattenti della Repubblica di Salò e i giovani cecchini fascisti che nella primavera del 1944 sparavano dai tetti di Firenze per impedire la liberazione della città. In Claretta e Ben, i 270 Bis piangono la morte di Clara Petacci e Benito Mussolini per mano di partigiani inferociti («Hanno ballato sui loro corpi, hanno sputato sul loro nome, hanno nascosto le loro tombe, ma non li possono cancellare») e immaginano un Piazzale Loreto su cui piovono fiori. Con un salto temporale commemorano al contempo le vittime delle foibe e ricordano l’assassinio, av­venuto alla fine degli anni Settanta, di due giovani ‹camerati› caduti in un agguato architettato pre­sumibilmente da attivisti di estrema sinistra mentre facevano volantinaggio in via Acca Larentia a Ro­ma. Dei musicisti militanti che hanno contribuito a elaborare una specie di «narrazione collettiva della comunità dell’estrema destra» fa parte il leader di CasaPound Italia, Gianluca Iannone, fondato­re e cantante degli ZetaZeroAlfa, la band che negli ultimi anni sta riscuotendo grande successo sulla scena della musica alternativa di destra in Italia. Cfr. Guido Caldiron, Estrema destra: chi sono oggi i nuovi fascisti? Un’inchiesta esclusiva e scioccante sulle organizzazioni nere in Italia e nel mondo. Roma: Newton Compton 2013, pp. 126–128.
  32. [s. n.]: «Lazio, adesivi antisemiti in Curva Sud: il ‹lascito› degli ultrà», in: www.gazzetta.it (23 ottobre 2017).
  33. Nel film documentario del 2011 Italy: love it or leave it, i due giovani registi Gustav Hofer e Luca Ra­gazzi, percorrono l’Italia per sei mesi al fine di farsi un’idea più precisa dei problemi che affliggono il paese, dei meccanismi su cui è fondato e della mentalità dei loro connazionali. Durante la loro tappa a Predappio i due ragazzi intervistano un negoziante che, con indosso una felpa dal messaggio ine­quivocabile ‹Cuore nero›, da anni fa affari vendendo indisturbato, sicuro di non rischiare di dover chiudere l’esercizio per apologia del fascismo, busti, calendari e magliette che rappresentano il Duce, oltre ad anticaglie che risalgono alla Marcia su Roma e al Ventennio fascista. Cfr. Italy: love it or leave it, Italia/Germania 2011.
  34. Claudio Cartaldo: «Quelle foto dei due agenti eroi e il saluto romano», in: www.ilgiornale.it (23 di­cembre 2016).
  35. Alla notizia che gli agenti italiani avevano messo fine alla fuga del killer più ricercato d’Europa, la po­lizia tedesca aveva ringraziato pubblicamente i colleghi con un comunicato. La cancelliera Angela Merkel e il governo tedesco stavano inoltre considerando di consegnare una medaglia ai due ‹eroi›, prima di venire a conoscenza delle fotografie e dei commenti di chiara ispirazione di estrema de­stra pubblicati dai poliziotti sui loro profili social. Cfr. Peter Tiede: «Kein Orden für Italien-Polizist wegen Hitler-Gruß», in: www.bild.de (11 febbraio 2017).
  36. Cfr. Vittorio Prada, Videocrazia e teatralizzazione della politica nell’era berlusconiana. Potere dell’immagine e nuove strategie comunicative (1994 – 2012), Berlin: Frank & Timme 2014, p. 298.
  37. La citazione è tratta da Mario Pirani: «Linea di confine», in: la Repubblica (22 settembre 2003), p. 16.
  38. [s. n.]: «Lido fascista a Chioggia, indagato il gestore Gianni Scarpa. Salvini: ‹Pazzesco. A disposizione per la difesa legale›», in: www.ilfattoquotidiano.it (13 luglio 2017).
  39. Le dichiarazioni del politico Attilio Fontana, attuale presidente della Regione Lombardia, sono tratte da: Oriana Liso: «Elezioni in Lombardia, il candidato del centrodestra Fontana: ‹Razza bianca a ri­schio›», in: www.repubblica.it (15 gennaio 2018).
  40. Federico Marconi: «Apologia di fascismo, ora è scontro politico. M5S e destre: ‹È una norma libertici­da›», in: www.espresso.repubblica.it (10 luglio 2017).
  41. Ibidem.
  42. Mauro Favale: «M5S contro la legge che punisce l’apologia di fascismo: ‹Provvedimento liberticida›», in: www.repubblica.it (10 luglio 2017).
  43. Federico Marconi: «Apologia di fascismo, ora è scontro politico. M5S e destre: ‹È una norma libertici­da›», in: www.espresso.repubblica.it (10 luglio 2017).
  44. La questione divide l’opinione pubblica anche in altre realtà geografiche: in Spagna esiste ad esempio la contestatissima Fundación Nacional Francisco Franco (FNFF), un’istituzione privata il cui obiet­tivo è quello di diffondere il ricordo e l’opera del Generalísimo. Diversi partiti e associazioni come quella delle vittime della dittatura franchista e l’Associazione per il recupero della memoria storica (Asociación para la Recuperación de la Memoria Histórica) chiedono a gran voce che venga resa il­legale. Nella penisola iberica non mancano inoltre luoghi di pellegrinaggio per i nostalgici del fran­chismo: si pensi in primo luogo a la Valle de los Caídos (Valle dei caduti), un mausoleo fatto costruire dal caudillo spagnolo in cui fu poi sepolto. Cfr. Paolo Gallori: «Spagna, il Congresso vota per la rimo­zione della salma di Francisco Franco dal suo mausoleo», in: www.repubblica.it (11 maggio 2017) e [s. n.]: «Nel mausoleo di Franco 30 mila corpi. Ha sepolto con lui i suoi oppositori», in: www.lastampa.it (27 marzo 2017).
  45. Cfr. il sito ufficiale del Governo Italiano, Presidenza del Consiglio dei Ministri: www.governo.it
    Lo scontro politico in atto fa riflettere sull’evidente, ma forse inevitabile, contraddittorietà che con­traddistingue alcuni principi cardine delle democrazie moderne. A chi è intellettualmente onesto e privo di pregiudizi ideologici risulterà ad esempio palese l’ambiguità e la discrepanza tra il già citato articolo 21 della Costituzione e un disegno di legge che introduce di fatto un reato di opinione e di espressione.
  46. Fabio Chiusi: «Caro Fiano, il fascismo non si combatte così», in: www.espresso.repubblica.it (11 luglio 2017).
  47. La pellicola, prodotta a inizio 2018 dal canale Arte TV, descrive molto bene la giornata di turismo ri­evocativo a Predappio. Il reportage, della durata di trenta minuti, dà voce alla coppia di imprenditori che ha inaugurato Villa Mussolini, ad alcuni nostalgici in visita alla casa museo e alla cripta del Du­ce, a padre Tam e al sindaco di Predappio, Giorgio Frassineti del Partito Democratico. Cfr. Mussolini als Souvenir: Italiens faschistisches Erbe / Regards nostalgiques du Duce – Les vieux démons du fascisme qui hantent l’Italie, Germania 2017; regia: Dominic Egizzi.
  48. [s. n.]: «Apologia di fascismo, il sindaco di Predappio: ‹Non serve solo reprimere. Bisogna sbattere la realtà in faccia agli italiani›», in: www.ilfattoquotidiano.it (15 luglio 2017).
    Nella direzione opposta va la decisione del Governo ultraconservatore di Jaroslaw Kaczyński di intro­durre una legge che nega ogni corresponsabilità dello Stato polacco nello sterminio degli ebrei du­rante la Seconda guerra mondiale. Il parlamento polacco ha recentemente approvato, nonostante le veementi proteste giunte dalla comunità internazionale e la crisi diplomatica scoppiata con Israele, la controversa legge sui campi di sterminio allestiti durante il conflitto. La norma prevede la condan­na fino a tre anni di carcere per chiunque si riferisca ai lager nazisti come ‹campi di concentramento polacchi› o accusi la Polonia di complicità con i crimini della Germania nazista. Secondo lo Stato ebraico, che ha cercato in ogni modo di bloccarla, la nuova legge con cui si tenta di negare il coinvolgi­men­to polacco nell’Olocausto, oltre a creare un precedente molto rischioso, potrebbe innescare una nuova forma di negazionismo della Shoah. Numerosi storici e commentatori ritengono che nonostan­te i campi di sterminio non siano stati un’invenzione o iniziativa polacca, ciò non assolve i polacchi dalle loro responsabilità nelle atrocità perpetrate contro gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Cfr. Luca Veronese: «Polonia, la legge sull’Olocausto provoca l’ira di Israele», in: www.ilsole24ore.com (1 febbraio 2018). Negli Stati Uniti le posizioni riguardo al tema della memoria storica sono molteplici e contrastanti. Molti cittadini ritengono ad esempio che i numerosi monumen­ti riconducibili all’universo confederato sparsi in diversi stati americani, come quelli dedicati a per­sonaggi storici che durante la guerra civile americana combatterono sul fronte sudista, rimandino ai concetti di schiavitù, segregazione e razzismo e vadano eliminati in quanto totem pericolosi. Altri sostengono che, una volta rimosse, tali statue non debbano essere distrutte, ma trasferite nei musei nazionali per spiegare il contesto storico in cui furono realizzate. Esiste tuttavia una corrente di pen­siero contraria alla furia iconoclasta in atto in diversi stati, secondo la quale le opere oggetto di di­scussione fanno parte del patrimonio storico dei luoghi in cui si trovano e come tali devono essere rispettate e lasciate al loro posto per ricordare gli errori commessi in passato. In Alabama, uno degli undici stati del Sud che ai tempi della guerra civile formavano gli Stati Confederati d’America, è stato emanato l’Alabama Memorial Preservation Act of 2017, una legge con la quale si intende proteggere i controversi monumenti: «When negative aspects of history are repeated, it is often done because we have scrubbed the effects of the past from our memories. This legislation ensures that both the good and bad of our past are remembered so as to enlighten our future.» Il governatore firmatario della legge ha sottolineato come le nuove generazioni non debbano trarre insegnamenti unicamente dagli eroi americani e dalle più grandi conquiste, bensì anche dagli errori commessi nelle ore più buie. Cfr. Francesco Semprini: «Battaglia dei monumenti negli Usa: giù le statue dei secessionisti», in: www.lastampa.it (17 agosto 2017) e [s. n.]: «Cosa è giusto fare con le statue controverse?», in: www.ilpost.it (17 agosto 2017).
  49. La citazione è tratta da: Mussolini als Souvenir: Italiens faschistisches Erbe / Regards nostalgiques du Duce – Les vieux démons du fascisme qui hantent l’Italie, Germania 2017; regia: Dominic Egizzi.
  50. Cfr. [s.n.]: «Giorgio Frassineti premiato al Teatro Comunale con l’Austrian Holocaust Memorial Award», in: www.forlinotizie.net (4 settembre 2016).
  51. Sergio Mattarella ha recentemente nominato Liliana Segre senatrice a vita per aver illustrato la patria con altissimi meriti nel campo sociale. Nel 1944, all’età di tredici anni, Segre fu vittima delle leggi razziali fasciste e deportata, insieme ad altri settecentosettantasei bambini italiani nel campo di con­centramento di Auschwitz, dove rimase per circa un anno prima di essere liberata. Liliana Segre, che dal 1990 ha iniziato la sua infaticabile attività di sensibilizzazione raccontando la sua esperienza di sopravvissuta, partecipando a molti incontri con gli studenti delle scuole in occasione del Giorno della Memoria, ritiene che sia di fondamentale importanza coltivare la passione del passato e della ve­rità storica, la quale va incentivata in ogni forma per combattere l’ignoranza e uscire dall’indifferenza. Cfr. Liliana Segre, Enrico Mentana, La memoria rende liberi. Milano: Rizzoli 2015. Il presidente dell’UCEI, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, si è detta commossa per la nomina di Liliana Se­gre a senatrice a vita e ha ringraziato il Presidente Mattarella per aver dato un segnale preciso al Paese, a 80 anni esatti dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia. Cfr. [s. n.]: «Mattarella nomi­na Liliana Segre senatrice a vita», in: www.lastampa.it (19 gennaio 2018). Sulla storia delle leggi razziali in Italia si veda anche Rosetta Loy, La parola ebreo. Torino: Einaudi 1997.
  52. Il discorso di Sergio Mattarella è tratto dal sito www.quirinale.it.
  53. Non è certamente un fatto casuale, ma si tratta al contrario di un’operazione di marketing ben studia­ta, che la casa editrice Grasset abbia pubblicato in Francia il libriccino «Reconnaître le fascisme» di Umberto Eco durante le elezioni presidenziali del 2017, nel pieno del dibattito politico che infiamma­va il Paese intorno alla possibile vittoria di Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra Front National, e a solo pochi giorni dal confronto televisivo antecedente al ballottaggio che avrebbe visto fronteggiarsi Emmanuel Macron e Marine Le Pen, in corsa per l’Eliseo.
  54. Eco Umberto, Il fascismo eterno. Milano: La nave di Teseo 2018, pp. 49–50.