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Dieci anni di Horizonte – Neue Serie • Nuova serie.
Ein Grußwort

Franca Janowski

Alla cortese richiesta delle editrici di Horizonte – Neue Serie • Nuova serie, rivoltami come coeditrice della precedente versione cartacea che è esistita fino al 2011, di scrivere un Grußwort in occasione del decennale della nuova rivista, la mia prima spontanea reazione è stata di esclamare : «che emozione»! Naturalmente il mio stato d’animo era quello di chi è confrontato bruscamente con lo scorrere inesorabile del tempo. La seconda inaspettata reazione è stata però un vitale bisogno di riflettere sul significato dell’emozione. Mi sono chiesta che cosa un’emozione veramente sia e che rapporto abbia con quello che la rivista di italianistica ha rappresentato e rappresenta. Naturalmente esiste una vasta panoramica di teorie psicologiche sulle emozioni, ma forse un semplice paragone aiuta ad entrare meglio nello spirito di una pubblicazione bilingue e biculturale come Horizonte. Si potrebbe dunque affermare che essa ha la funzione di un cannocchiale puntato su due realtà, l’italiana e la tedesca, vicine nello spazio ma in qualche modo anche lontane in un mondo che si sta facendo sempre più complesso. Forse si potrebbe meglio parlare di una lente di ingrandimento che si sofferma ad evidenziare anche piccoli particolari in una carta geografica. Naturalmente qui non si tratta di geografia ma di un campo emotivo. Ritorniamo all’emozione. Non c’è dubbio: la moderna società liberale è dominata dalle emozioni. Mi soffermo sull’Italia. Se si analizza un programma televisivo, ad esempio un telegiornale, che ci si attende essere un neutrale e obbiettivo trasmettitore di notizie, una delle espressioni che ricorre più frequentemente è appunto emozione. Non importa se si parla di un discorso del presidente della repubblica, delle esequie di un pontefice o di un cantante alle prese con la sua prossima esibizione. Ma che cosa sono le emozioni? In internet si è confrontati con un abbondante elenco di definizioni di emozioni primarie e secondarie il cui numero varierebbe da 27 a 109. Forse si distinguono dai sentimenti che sono più influenzati dalla storia personale e pertanto sottoposti ad un processo di interpretazione degli stati emotivi. Secondo la nota sociologa Eva Illouz, le emozioni seguirebbero le regole di una grammatica sociale e rappresenterebbero «den Arm der Gesellschaft im Selbst». Come chiarire questa influenza che non è certo diretta e rigida come il braccio della giustizia, a cui l’immagine in tedesco fa pensare, e tanto meno alla mano di Dio di settecentesca memoria. Si tratta di un processo estremamente complesso, esposti come siamo all’influsso dei media più diversi e spesso incapaci di essere coscienti della propria identità in una realtà che ci sfugge.

Riprendo in mano il primo numero della versione cartacea di Horizonte stampato nell’edizione di «ars una» nel 1996 (i numeri successivi sono stati pubblicati dall’editore Gunther Narr) con in copertina il ritratto della poetessa rinascimentale Vittoria Colonna: contemporaneità del non contemporaneo. Nell’Editorial si può leggere che Horizonte aspira a pubblicare contributi su ogni tema ed epoca della cultura italiana come pure testi letterari che sovente non trovano altrove spazi adeguati. L’imperativo è abolire confini tematici e stilistici. Si dà ampio spazio a nuovi generi come film, libretti, teatro, fumetto, traduzioni di testi pubblicati per la prima volta in lingua tedesca, voci diverse nel panorama della cultura italiana ma ugualmente capaci di riflettere la molteplicità degli orizzonti estetici dell’epoca. Scorrendo i dodici numeri print della rivista, l’attenzione si sofferma sui numeri tematici dedicati a eventi come il convegno su Ariosto, sul teatro rinascimentale o quello di Stoccarda su «Junge italienische Literatur zwischen pulp-fiction und Postmoderne», a incontri con scrittori scomparsi come Edoardo Sanguineti, Gianni Vattimo, o Vincenzo Gueglio o viventi come Dacia Maraini e tanti altri. E a partire dai primi numeri fino a quelli recenti della Neue Serie • Nuova serie accanto a saggi di alto spessore balza all’occhio il rilievo dato ai poeti e soprattutto alle poetesse, le cui voci si ascoltano in lingua originale o nella traduzione tedesca. Un nutrito spettro di recensioni, scelte con attenzione nei confronti di testi rilevanti per attualità in campo letterario e scientifico, contribuisce ad ampliare l’orizzonte del lettore. Se, come Cioran ha affermato : «non si abita un paese ma una lingua», l’invito che la rivista rivolge ai lettori mi sembra essere quello di cercare, leggendo, di «abitare» l’Italia, anche emozionalmente.

Concludendo credo che Horizonte, nell’edizione cartacea come in quella attuale online, sia stata e sia fedele a questa aspirazione. È difficile dire di più, data l’ampiezza del panorama offerto, ma credo che quel misterioso «braccio della società» di cui parlava Eva Illouz, diventi concreto nella voce e nelle immagini dei testi. Ogni testo è anche un palinsesto in cui emergono, se si è capaci di ascoltarle, le voci del passato ma che non nasconde il presente. Catturare il lettore in un rapporto intenso vitale, che lo coinvolga in una scrittura viva e critica, ricercare con le parole e nelle parole una propria spesso confusa e incerta identità, metterla a nudo attraverso la riflessione, il confronto, la sorpresa, a volte anche la delusione e lo sgomento, questa è secondo me la vera emozione che una rivista è in grado di suscitare.